canto della pianura

canto della pianura

Kent Haruf è un gigante che scrive da Dio. Punto.

 
Basterebbe questo. Ma c’è una cosa che si deve aggiungere. Haruf è capace di tirare fuori dagli uomini la bontà [uso consapevolmente questa parola, potrei dire generosità, solidarietà o altro, ma non sarebbe la stessa cosa]. Sono personaggi duri. Provati. Scabri. Parlano poco. Di qualsiasi età siano o sesso. Dicono poche cose. Essenziali. Senza salamelecchi. Sono come la natura che li circonda. Spesso fa freddo nella pianura di Holt. Ci sono gli olmi e la sanguinella. Un po’ di artemisia e niente altro. In giro c’è violenza. Una violenza sguaiata o sottile. Ma anche la violenza delle mandrie. Dei parti degli animali. Del lavoro tra giumente e mucche o in una scuola. Eppure senza dire molto esce fuori una bontà. I fratelli McPheron ad esempio. Commoventi. E Maggie Jones. E i due ragazzi Ike e Bobby. E Guthrie. Gente che al momento giusto sa essere buona. Senza sbandierare proclami. Solo agendo. E senza aspettarsi nulla in cambio. Questo è il punto. E perciò è pronta a reiterare la propria bontà anche dopo una delusione [una cattiva azione, diremmo noi].

 
E quello che è straordinario, mi pare, è il coinvolgimento del lettore. Che non giudica. Neanche certe azioni che non ti aspetti. A me è capitato così. È come se la bontà vivesse di una propria autonomia. Inscalfibile. Assoluta.

 
Un valore, insomma. E ti ritrovi a volerla cercare in te.

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Un commento

  1. Lucia Lampredi

    Plainsong, canto corale senza accompagnamento musicale, è il titolo originale. Corale. Solo voce.
    Ho terminato oggi questa lettura, un libro rimasto dal Natale, parte di una lista affidabile.
    Col tempo di diventa – io divento -ipercritici ma questo è un libro che da’ speranza senza garantire salvezza. E questa è una cosa onesta.

    I due vecchi fratelli portano la ragazzina incinta che si sono tirati in casa a fare compere. Per distrarla.
    E dal furgone i tre vedono un coyote “solitario, con una lunga coda che fluttuava dietro di lui come una scia di fumo”. La bestia corre, riesce a saltare la rete di protezione, a mettersi al sicuro.
    Si è fatto male? domanda la ragazza.
    Sembra di no risponde uno dei vecchi.
    Ma un giorno o l’altro qualcuno li dara’ la caccia – dice l’altro.
    Lo inseguira’. Gli sparera’.
    Davvero?
    Davvero.

Rispondi a Lucia Lampredi Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *