2014_Nuovo complesso parrocchiale della Madonna del Carmine a Santa Maria la Carità

madonnaschizzo 1Crediti:

Davide Vargas 

collaboratori: Francesca Parisi, Fabio Palma

scultore: Raffaella Nappo

liturgista: Paolo Ottone

 

schizzo preparatorio[…] per nessuna ragione,

sapendo quello che succede

mi vorrei risvegliare in questo mondo […]

giovanni  raboni

 

vista-4Rapporto con l’ambiente urbano

“In terra di missione si piantano quattro pilastri in legno e si stente un telo: questa è la chiesa”, dice il liturgista appena di ritorno dall’Africa.

Il territorio in questione è come un luogo di missione. Il Vesuvio sullo sfondo e un intorno di scarsa qualità punteggiato da manufatti in costruzione o abbandonati alla malerba. Una infinità di recinzioni e muraglie. Emerge la presenza ingombrante della centrale elettrica e dei relativi tralicci e cavidotti.

La chiesa sorge isolata su una piattaforma di verde. Solo la chiesa. Tutte le altre funzioni scompaiono alla vista. Un parallelepipedo in calcestruzzo e basta. Alto dieci metri.  Il rapporto con l’ambiente si articola sulla presenza dell’essenziale. E sull’assenza. Sull’unica parola detta. Chiara e forte. Oltre il superfluo. E sul silenzio di ogni altra voce. Interrotto sottilmente dall’acqua che si rigenera. La forza dell’idea si condensa come unicum rispetto alla protervia del contesto.

 

Riconoscibilità dell’edificio sacro

Si giunge alla Chiesa da entrambi gli accessi al lotto passando attraverso un gruppo di alberi (olmi) e imboccando un percorso metallico sospeso sull’acqua. La croce esce dal terreno. Sottile e scabra. Come un’apparizione naturale. Un albero o che. Il campanile nasce dall’acqua. Lo stesso parallelepipedo in calcestruzzo. Segnale riconoscibile a distanza. Il suono della campana si riverbera nell’acqua sottostante. I riflessi si increspano o distendono. In questi segni si scopre il carattere sacro della costruzione. Minuti e forti. La fonte battesimale è una piastra sull’acqua. Occorre chinarsi e prendere l’acqua nella coppa delle mani.

 

vista-2vista-1vista-3vista-5Profilo estetico, formale

Profilo nudo. Niente altro se non un frammento di luogo per l’ecclesia. Perimetro appena accennato. Aperto sull’unico paesaggio potente. Il Vesuvio come montagna sacra. Aperto all’atmosfera. A distanza, la pioggia, il sole, il vento. Senza barriere. In una tensione unitiva. Non è questa la religiosità? L’ecclesia porta a compimento l’opera.  Definisce il luogo e crea la comunità raccolta. Chi va in chiesa compie una scelta. Da rinnovare ogni volta contro l’abitudine e la pigrizia. “Questo spazio mette alla prova” dice il liturgista “e scardina anche in me certi automatismi”. È volutamente uno spazio scomodo. L’altare un ceppo di cemento circolare. Una tavola imbandita senza eccessi. Il suolo risulta intagliato. Cortili a quota inferiore in grado di garantire vivibilità alle funzioni interrate. Una sorta di trama a geometria variabile come i campi coltivati. Scelta necessaria per far emergere il segno della chiesa. Come un’opera di Landart.

 

Impianto liturgico

Nella concezione di Chiesa come Popolo di Dio, esplicitata dal Concilio Vaticano II si pone il progetto in questione, valorizzando le parole che il Sommo Pontefice Papa Francesco esprime sulla necessità di essere comunità aperta e “in missione”.

Lo spazio liturgico è dunque completamente aperto e diventa solo cornice essenziale   per far risaltare il segno dell’assemblea convocata dal Padre nello Spirito che soffia come e dove vuole senza confini e limiti. Sullo sfondo, alle spalle dell’altare la panoramica sul Vesuvio ad indicare il territorio nel quale Cristo a posto la sua dimora.

E’ con il Battesimo che si entra a far parte della famiglia dei figli di Dio che celebrano i misteri della salvezza e rinnovano nel nome della SS.ma Trinità la propria fede: lo scorrere dell’acqua che passa adiacente l’entrata principale crea all’ingresso della stessa il luogo del Battesimo, rinascita alla vita nuova e accesso ai divini misteri.

 

vista-6Opere d’arte

Il progetto nasce dalla rilettura iconografica delle storie di Cristo e di Maria affrescate da Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova.

Si ricostruisce il medesimo impianto spaziale restituendo allo spettatore la lettura dell’opera attraverso la gestualità delle mani dei personaggi principali ed alcuni particolari necessari per la comprensione della scena.

L’assenza, l’ampia spazialità e la sintesi assoluta, accompagnano lo spettatore a ricostruire attraverso il proprio sguardo (interiore) l’intensità, la solennità e la sacralità delle scene narrate.

L’andamento narrativo parte dalle storie di Cristo (dall’ingresso) sull’intera parete laterale sinistra per poi continuare sulla parete di destra con le storie di Maria. Sulla parete dietro l’altare risiede la rappresentazione della Madonna del Carmelo.

Le scene si compongono di tasselli di legno dello spessore di 6/7 cm opportunamente ritagliati, levigati e incassati perfettamente al livello della superficie della parete di cemento. I vari tipi di legno (acero, rovere, faggio, larice ed ebano) coi loro colori naturali caratterizzano la materia dei vari elementi dell’opera. Le aureole sono ricavate da un solco nel cemento alla profondità di 6/7 cm nella sua estensione totale. Le storie partono da un’altezza di un metro circa e le figure hanno un’altezza massima di 200 cm

 

Aspetti funzionali

Una piastra a quota inferiore raccoglie tutte le funzioni richieste. Collegate tra loro e con il piano superiore attraverso scale e ascensori. Cortili interrati rendono vivibili gli spazi. Sottostante la chiesa sono ubicate sacrestia e salone. Questo collegato con l’esterno e il livello superiore. Ne deriva un luogo accessibile e fruibile ad esempio per biblioteca di testi sacri e religiosi. La casa canonica presenta ambienti per l’ospitalità e una cappella privata. Due cortili ne garantiscono vivibilità e rapporto con l’esterno. Le aule per il ministero pastorale si allungano lateralmente all’impronta della chiesa.

 

Aspetti tecnologici

La gran parte degli impatti di un edificio proviene dalla fase di “USO”, vale a dire i consumi legati all’illuminazione degli ambienti e alla climatizzazione degli stessi. In questo caso il punto di forza di una struttura semplice, primitiva, aperta, quasi elementare risiede nel fatto che per due lati essa non presenta pareti. Questo dato implica che si potrà ridurre al minimo l’uso della corrente elettrica per l’illuminazione, poiché la luce solare illuminerà gli ambienti; in seconda analisi l’installazione di un impianto di riscaldamento è del tutto inutile.

Inoltre emerge da questa scelta progettuale che non saranno realizzati i finimenti e questo non solo significa un risparmio in termini di quantità di materiali –prodotti, trasportati ed impiegati, ma anche di energia elettrica e carburante che si necessitano in queste fasi lavorative, ma soprattutto che il calcestruzzo così disposto, nudo, senza la copertura di stucco o film di pitture, nel corso del tempo (dopo essere gettato) diviene un sequestratore di CO2 dall’ambiente circostante.

 

Altro

Questo progetto è una riflessione sul tema della chiesa. In una fase successiva si potranno studiare elementi in grade di aumentare il confort (particolari chiusure a vetro, impianti, dettagli in genere) compatibili con l’idea che sottende scelte così radicali.

parete delle storie della madonna

planimetria-generalepiantesezione

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *