SKETCH FOR SYRIA_call for drawings_Galleria del Rettorato Tolentini, Venezia 17.1>24.02.2017

Ogni ricostruzione comincia dall’ascolto delle voci delle terra. I poeti, gli artisti, i dissidenti, gli architetti, quelli che sono rimasti, sono questi l’anima più autentica dei luoghi.
Che cosa può opporre l’architettura alla violenza della guerra?
Certo non può fermare le bombe ma può contribuire alla edificazione di un ambiente umano in cui non sarà più necessario sganciare bombe.

           

Vengo da una terra in cui la poesia è come un albero che veglia sull’uomo e in cui il poeta è uno che comprende il ritmo del mondo
[ADONIS]

Un monumento a tutti gli innocenti della terra. Nei deserti di sabbia, sulle acque dei fiumi, nelle città che nascevano sette/ottomila anni fa [Gerico, Aleppo, Damasco]. Nei luoghi di distruzione si innesta come una speranza.
Un territorio martoriato [come i tanti posti del mondo che hanno bisogno di cura] che diventa simbolo e monumento.

Monumenti-contenitore: cimeli sfuggiti alle distruzioni, frammenti recuperati tra le macerie, opere d’arte messe al sicuro [300mila pezzi raccolti meticolosamente da Maamoun Abdulkarim, 400 statue] in luoghi segreti.
Muri fatti della stessa materia…sabbia cocci pietre

       

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